Inchiesta Figc sulla squadra a connotazione fascista

Il logo sulle maglie della squadra (foto tratta da Facebook)

Non è rimasto inascoltato l’appello di Francesco Emilio Borrelli (commissario regionale campano dei Verdi) e Livio Falcone (consigliere provinciale di Napoli del Pd), che la scorsa settimana avevano segnalato la presenza nel campionato regionale di Seconda Categoria (girone B) di una società accusata di avere connotazione fascista.

La squadra, denominata Uomo Nuovo Napoli e iscritta al torneo dopo aver rilevato il titolo sportivo dello Sporting Vitulazio, scende in campo con divise che recano sul petto una croce celtica, oltre ad avere a bordo campo striscioni con slogan del tipo “Boia chi molla”.

Borrelli e Falcone chiedevano l’intervento immediato della Federcalcio, con lo scopo di «salvaguardare i ragazzi, che in buona fede si impegnano nello sport in questa “strana” squadra di calcio». E puntuale è arrivata la risposta del procuratore federale Stefano Palazzi, che ha aperto un’inchiesta volta a far luce su quanto accaduto.

Il "particolare" striscione di incitamento (foto tratta da Facebook)

La Uomo Nuovo Napoli è nata nel 2010 e ha come “mission” quella di raggruppare in un progetto sportivo ragazzi provenienti da famiglie “difficili”, con problemi personali di micro-delinquenza. Una “mission” descritta anche nella pagina attività sul social network di Facebook, nella quale peraltro appaiono le foto della maglietta con la croce celtica e dello striscione “incriminato”.

In tutto il bailamme, è arrivata anche la risposta della dirigenza del “vero” Sporting Vitulazio. In particolare, è stato il tecnico Salvatore Fusco, attraverso le pagine del quotidiano telematico Vitulazio24ore.it a specificare che il titolo è stato ceduto «temporaneamente, per non perdere il diritto a giocare in Seconda Categoria». Inoltre, lo stesso Fusco ha spiegato di esser stato «costretto a prendere questa decisione, poiché impossibilitato ad usare il campo sportivo vitulatino per i lavori di risistemazione del manto erboso, non avendo nemmeno la possibilità economica di giocare in altri campi».

Una vicenda sicuramente singolare che, a breve, potrebbe portare a sviluppi da parte della Procura Federale della Federcalcio.

 

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