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La Dura Legge del Gol #11 | 20 aprile 2016

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Nessuna penalizzazione in classifica. Play-off dunque blindati. Se l’è cavata con un’ammenda di cinquantamila euro l’A.C.Pisa Calcio 1909. Sei mesi di inibizione, invece, a carico del diggì Fabrizio Lucchesi. Lo ha deciso il Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare, con il comunicato ufficiale n.69.

Ben altre le richieste della Procura Federale, che rispetto al filone di indagini svolte per appurare la regolarità delle garanzie fideiussorie presentate ad inizio stagione da alcuni club di Lega Pro, aveva richiesto una penalizzazione di dodici punti (da scontare nella stagione in corso) a carico del club, oltre che un’ammenda di cinquantamila euro ed un anno e sei mesi di inibizione per Fabrizio Lucchesi, all’epoca dei fatti legale rappresentante dell’AC Pisa 1909 Srl.

Decisione, quella del Tribunale Federale, in ogni caso mal digerita dal club toscano, che con una nota ufficiale ha fatto sapere di avere tutta l’intenzione di impugnarla dinanzi alla Corte Federale d’Appello.

Era stato il presidente della Lega pro, Gravina, a render nota l’indagine condotta dalla Procura Federale. «Il mio unico scopo – aveva spiegato Gravina – è tutelare gli interessi della Lega. Al momento la situazione non è molto chiara. Attendiamo notizie da parte della Procura Federale». Procura che aveva ipotizzato, da parte di Lucchesi, la violazione dellart. 1 bis, comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva e, dunque dei doveri di lealtà probità e correttezza, in quanto, in data 9 novembre 2015, ha prodotto presso la Lega Pro e fatto uso di una fideiussione risultata non veridica, senza effettuare alcun controllo preventivo”. Richiesta di penalizzazione ed ammenda a carico del club, invece, a titolo di responsabilità diretta per il comportamento posto in essere dal proprio legale rappresentante.

La vicenda, puntualmente ricostruita dal Tribunale Federale, trae origine dal “cambio di governance ai vertici del Pisa Calcio nel corso della corrente stagione sportiva”, formalizzata attraverso l’acquisizione dell’80% delle quote da parte della Carrara Holding, di cui Lucchesi era amministratore unico. Sarebbe toccato alla nuova proprietà, spiega il Tribunale, “sostituire la polizza fideiussoria originariamente utilizzata per l’iscrizione al campionato con altra, proporzionalmente ripartita in considerazione della nuova ripartizione delle quote societarie”.

Qual è dunque stata la violazione specifica posta in essere da Lucchesi e dal Pisa? All’epoca dei fatti Lucchesi, avendo costituito la Carrara Holding appena un mese prima, non aveva possibilità di ottenere una polizza fideiussoria per mancanza di garanzie da offrire all’istituto di credito, ragion per cui decise di rivolgersi ad un broker, senza più occuparsi della vicenda in prima persona.

Ciò che emerge anche ad occhio inesperto – ha osservato il Tribunale Federale – è la scelta di modalità sicuramente anomale alle quali i deferiti si sono determinati al fine di ottenere la polizza fideiussoria, protrattesi fino al pagamento richiesto, nella originaria consapevolezza di non poter ottenere alcuna garanzia seguendo i canali ufficiali”.

A seguito della predisposizione della bozza della polizza, però, Lucchesi, in qualità di presidente del club, non provvide, anche perché si approssimava la scadenza per il deposito della garanzia, a sottoporre quest’ultima – come da prassi – ad alcuna valutazione preventiva da parte dell’istituto di credito di riferimento.

Ed era questo – sottolinea il Tribunale – il controllo preventivo che è richiesto a persone dotate di ordinaria diligenza e quindi, a maggior ragione, a soggetto che opera nel campo finanziario che, invece, ha preferito seguire strade alternative e, si ripete, sicuramente anomale per come descritto”.

Si sostanziano proprio in questo mancato passaggio le responsabilità del Pisa e dell’allora legale rappresentante.

La evidente incuranza e la totale omissione di qualsiasi tipo di verifica alle quali è stata ispirata l’attività posta in essere dal Dott. Lucchesi, si è posta quale antecedente causale al rilascio della fideiussione quantomeno in termini di colpa grave, non potendosi ravvisare la preordinata consapevolezza che sarebbe stata rilasciata una fideiussione falsa”.

In sostanza, il Tribunale ha sanzionato le gravi omissioni ascrivibili a Lucchesi a titolo di colpa grave, non ritenendo cioè sussistente il dolo specifico – ossia l’intenzione precisa – di produrre una polizza fideiussoria falsa. Da qui, un trattamento sanzionatorio mitigato rispetto a quello richiesto dalla Procura Federale, che presupponeva un diverso elemento psicologico, quello del dolo, appunto.

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